Le scarpe da tango e il vecchio scarpone.

Questo fine settimana è stato all’insegna del tango. Ho iniziato venerdì sera, direzione Bologna, alla Milonga Rayuela, la prima di inizio stagione, una conferma di un evento che ritengo molto bello, il nuovo pavimento in legno è ottimo e il livello di tango è sempre molto buono, Francesca Fransou, la musicalizzatrice è stata portentosa. Sabato l’evento della Tenuta Bettozza a Sasso Marconi in provincia di Bologna, organizzato nella cantina dell’Agriturismo omonimo, 10 ore continuate di tango, dove Mauri e Grabiele Tei hanno proposto alternativamente la loro musica. Evento che reputo riuscitissimo. Oggi non mi soffermerò a parlare degli eventi, ma di una esigenza che hanno tutti i ballerini: le scarpe! Una esigenza per chi balla, ammantata di vezzo e moda, tendenze, colori e fantasie. Normalmente io scelgo anonime scarpe scure, nere, di pelle liscia, con la bufalina nella suola, per avere meno attrito nei cambi di direzione, di solito girano tra le mie mani, tre o quattro paio di scarpe, un paio è stabilmente residente nel bagagliaio dell'auto, funge da copertina di Linus, come un oggetto “transizionale” il classico elemento che aiuta alcuni bambini a superare le ansie da separazione nella crescita, diventando un simbolo del bisogno umano di supporto emotivo. Così, per me, sapere, che comunque un paio di scarpe da tango, sono nel bagagliaio, in maniera permanente e stabile e che mi seguono nei miei spostamenti, mi dà sicurezza. Le altre paia di scarpe girano, le scarpette più vecchie e sdrucite le uso per gli eventi all’aperto, dove i sassolini e la polvere sono deleteri, poi ho un paio da studio, sono anche queste scarpe consunte dalla pratica, comode, che mi aiutano a crescere, poi ho il paio da Milonga “immersiva”, quella che arrivi a ballare alle 21.00 e balli ininterrottamente per ore senza fermarti … praticamente per me, sempre! Infine le scarpe nuovissime, quelle per le grandi occasioni. Tutte le mie scarpe sono partite dal livello delle “grandi occasioni” per degradare lentamente a “immersive”, poi a “studio” e per finire a scarpe da “esterni”, che poi sono quelle fisse nel bagagliaio. Il problema è che io alle scarpe mi affeziono … e anche quando sono scucite, con i buchi nelle suole, abrase nei bordi, lacerate negli occhielli dei lacci, faccio fatica a buttarle. Le guardo e mi ricordano le fatiche, gli eventi, i momenti belli del ballo spensierato e quelli impegnativi delle lezioni più ardite. Senza parafrasare la canzone degli anni cinquanta “vecchio scarpone”, in cui il cantante Gino Latilla, rimembrava i ricordi di gioventù guardando uno scarpone da montagna, anche io mi lascio trasportare dai ricordi, con le scarpe da tango. Oggi, comunque, con un atto d’imperio e di coraggio, un paio di scarpe, più che malconce, finiranno nel bidone dell’indifferenziata, ieri ho acquistato un paio di scarpe “Regina”, suola di bufalina, nere con decorazioni traslucide … piccoli vezzi!

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