Romagna Portegna Marathon e i miei occhiali (secondo giorno)

Passando tra due groppi temporaleschi che dipingono il cielo di tinte fosche, arrivo a Riccione, nel pomeriggio inoltrato, quando la seconda giornata della maratona era già iniziata alle 14.00. La pista è frequentata, attendo la fine della tanda e inizio a guardarmi in giro. Non mi vergogno nell'ammettere che quando arrivo ad un evento di tango ho un piccolo rituale scaramantico, che non ha nessun fondamento, se non quello della superstizione. In estrema sintesi, lego, idealmente, l'andamento dell'evento alla prima tanda, pensando che questa possa determinare lo svolgimento per il resto della giornata. Quando vado in Milonga in compagnia di una o più ballerine conosciute, il problema non si pone, ne sa qualcosa chi spesso ha la sventura di accompagnarmi, ma in questo caso, al mio arrivo, la scelta si è fatta un po' più complicata. Per fortuna, che dopo le prime note del tango, ho colto gli occhi di una mia vecchia conoscenza, ballerina superlativa, che studia da anni e che farebbe ballare con successo anche un carrello della spesa inerte. Adempiuto al rituale, ho ballato ininterrottamente e piacevolmente con molte ballerine bravissime, sorprendendomi ancora una volta per il livello di tango veramente eccelso. Oltre alle superstizioni, nelle milonghe ho un gran da fare con gli occhiali, che tolgo per ballare, rimetto per mirare, ritolgo per asciugare il sudore, rimetto per guardarmi intorno, insomma, un togli e metti che alla fine mi mette in confusione, così inizio a ballare con gli occhiali e cerco, inutilmente, di cogliere le mirade, senza occhiali. In uno di questi teatrini, durante una cortina, stavo guardando senza occhiali una ballerina, nella luce soffusa della milonga, a pochi metri da me, senza riuscire a coglierne lo sguardo, lei era immobile e sembrava guardarmi, io un salame senza occhiali, strizzavo gli occhi per mettere a fuoco, alla fine, invece di prendere dal tascone dei pantaloni le lenti, ho iniziato ad avvicinarmi a lei, finché in prossimità ho avuto conferma, che lei guardava insistentemente ... proprio me. Chissà quante altre volte avrò perso delle mirade o peggio, non avrò colto l'interesse di qualche ballerina, continuando magari inutilmente a strizzare gli occhi al suo indirizzo, rischiando di fare la pessima figura del ballerino altezzoso o spocchioso, mentre semplicemente ... sono solo stordito e sbadato! A tarda notte, raccolte le meravigliose sensazioni di una giornata di tango, mi sono riavviato verso casa, domani si replica.

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