Tango 800, terzo giorno, considerazioni finali.

Terzo e ultimo giorno di Tango 800, si inizia alle 11.00 per andare avanti fino alla notte, arrivo a cercar tango dopo una mezz’ora dall’apertura, la pista vede già numerose coppie che ballano, in un attimo rientro nel vortice, una mirada, un cabeceo, scorrono i brani, valse, tango e milonga, tanda dopo tanda mi perdo, finché mi sorprendo a guardar l’orologio; sono già le 16.00, ci sono già i primi ballerini che alla spicciolata si allontanano trascinandosi le valige, sono quelli che vengono da più lontano, sono quelli che anticipano la partenza, ci sono aerei, treni o molte ore di autostrada che li attendono. Così si affrontano i primi saluti, i sorrisi malinconici, gli abbracci e le immancabili promesse di rivedersi presto, alcuni snocciolano i prossimi impegni, per capire quando e dove si potrà ripetere la magia di un tango insieme con quello o con l’altra. In alcuni casi gli sguardi fuggenti, mentre si lasciano alle spalle l’ex teatro Verdi, sembrano sussurrare promesse: “è stato bello … ci rincontreremo … quel giorno ti riconoscerò subito!” La bellezza di questi eventi, per ognuno dei partecipanti, è proprio questa, quella di essere visto, di essere ricordato, magari di rappresentare un punto di riferimento per un evento futuro, così maratona dopo maratona, evento dopo evento, si creano legami effimeri tra i ballerini che viaggiano oltre la quotidianità personale.  Alle 17.00 arriva in sala Valentina Ialacci, si trascina la borsa con il computer e la valigia e come una apparizione Mariana, la pista si ferma per omaggiarla e lei si deve far largo a fatica, tra sorrisi e abbracci, per arrivare al tavolo del musicalizzatore. Inutile dire che quando parte la sua proposta musicale, la pista rinvigorisce. Passate le 19.00, decido di gettare la spugna, come un pugile suonato da una scarica di pugni, mi cambio le scarpe, mi guardo intorno e cerco di fare mente locale, molti dei frequentatori della maratona sono già partiti, hanno aperto l’accesso libero anche ai non iscritti all’evento e i nuovi arrivati, quasi desiderosi di un riscatto, aggrediscono la pista. Dopo oltre venti ore effettive passate a ballare, in due giorni e mezzo, torno con un bagaglio pesantissimo, oltre quello fisico fatto di cambi di camice, pantaloni e magliette, mi riporto dentro tutto un mondo di emozioni e sensazioni variopinte e una crescita interiore inaspettata. Quando balli tanto, si stacca la spina, smetti di pensare, smetti di progettare i movimenti, non c’è più la consapevolezza di quel che fai, ma ti muovi nello spazio con la complicità di un’altra persona e la tua concentrazione è tutta per la  musica, per l’abbraccio, per quella pausa e quella sospensione che caricano di aspettative il movimento successivo, anche solo se si tratta di un semplice trasferimento di peso da una gamba all’altra e tutte le volte … veramente tutte le volte ... resti folgorato dallo stupore di aver visto, per un attimo, nella tua mente, il movimento della coppia ancora prima che si realizzasse e pensi che una cosa così … è incredibile. Finisce in questo modo anche la mia esperienza di Tango 800 Maratona 2026 e questa mattina mi sento un po’ perso. Sono come un bimbo sceso da una bellissima giostra e solo per decenza … non mi metto in fila, con la monetina in mano a urlare … “Di nuovo! Di nuovo!” 

Commenti

Post popolari in questo blog

Le Felloniche e la virilità.

Il tango con te.

Gli eventi esclusivi nel tango.