Dalle difficoltà nascono le migliori opportunità (nel tango come nella vita).

Anche quest’anno partecipo alla Teodora Tango Marathon, quattro giorni di tango nella mia città, a Ravenna. Discutibili per gli utenti alcune scelte dell’organizzazione, una su tutte quella di far iniziare la giornata di venerdì con una sorta di riscaldamento di sole due ore, dalle 18.00 alle 20.00, per poi rinviare tutto alle 23.00. Alcuni ballerini, soprattutto quelli che per vicinanza fanno i pendolari hanno giustamente avuto da ridire su questa scelta, risulta pesante restare per tre ore, a febbraio, in giro per la città o seduti in un locale. A mio giudizio, questo stacco ha creato anche un altro problema, non ha permesso di diluire nella serata la frequentazioni degli iscritti, che si sono concentrati in maniera massiva dalle 23.00 all’apertura, per le successive tre ore, rendendo la pista piuttosto affollata, al limite della ballabalità. Numerosi i ballerini forti, alcuni veramente di un livello superiore alla media. Nella mia personale scala di valori tangueri, i ballerini forti, sono quelli che riescono a gestire gli spazi nel modo migliore, senza stress, adeguandosi al patner di ballo e alla densità della pista. Una intera tanda (quattro brani) percorrendo non più di tre metri, mettono alla prova chiunque, eppure c’è chi ha contenuto nello spazio fisico di un abbraccio i movimenti circolari della coppia e chi, ha iniziato, durante la tanda, in pista, ad inveire contro le coppie vicine, per qualche contatto di troppo. Uno di questi è un ballerino da me conosciuto, non so come si chiama, lo vedo spessissimo in giro, un ballerino molto dinamico, con una ottima interpretazione musicale, ma purtroppo ieri sera, ha dimostrato che non si sa contenere, probabilmente ha qualcosa di insoluto che lo costringe ad esprimersi sempre al massimo livello, non capendo, che ci sono momenti opportuni e altri meno, in cui la maturità, nella vita come nel ballo, ci impone di arginare la nostra voglia di apparire. Saltare come uno stambecco, trascinando la ballerina per mano, da un lato all’altro della pista, più volte, durante la stessa tanda, per trovare uno spazio per riprovare a ballare, non mi sembra edificante. Penso che proprio nelle estreme difficoltà, possano nascere nuove opportunità di movimento, tutti possono fare i fenomeni con dieci metri quadrati di spazio a propria disposizione, ma è per pochi eletti ballare, in coppia, con reciproca soddisfazione, in meno di un metro quadro di pista, per dieci minuti. 

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