Il liberismo applicato alla milonga.

Ieri sera ho proseguito la mia personale ricerca del tango a Bologna e ancora una volta sono andato alla Rayuela, a mio giudizio, una delle migliori milonghe del circondario per livello di tango. A chi si domanda quali siano gli ingredienti per il successo della Rayuela, citerei il liberismo e le teorie economiche di Adam Smith. Partiamo con la descrizione della milonga, un’area a ridosso della Stazione Centrale di Bologna, ricavata in quello che era il Dopo Lavoro Ferroviario, per raggiungerla un percorso più simile a un sentiero tra fango e di foglie macere, una vecchia palestra adagiata vicino ai binari della Stazione ferroviaria a pochi metri dai vagoni in sosta, piccoli spogliatoi, muri corrosi dal tempo, poche sedie su cui accomodarsi, in un angolo i tappetini dei ginnasti, un pavimento in legno, le funi che scendono dal tetto per la ginnastica acrobatica, fissate alle pareti di lato, nessun bar, un solo distributore di acqua, niente cibo, un musicalizzatore di tango seduto su un tavolino di fortuna su uno dei lati della palestra, quattro casse professionali, due al fianco del musicalizzatore e due agli angoli, non più di quattro faretti colorati. Detta così potrebbe apparire un ambiente piuttosto scadente, eppure, ieri sera, come tutte le altre volte che vi sono andato a cercar tango, la palestra era piena. La differenza … i ballerini, gente che affronta anche cento chilometri il venerdì sera, per essere lì alle ventidue, per tre ore di tango, persone che non hanno bisogno di sedie, di stuzzichini, di bomboloni, di inviti esclusivi e sono lì solo per un motivo … ballare e ballare bene. Niente pubblicità, la pubblicazione dell’evento su Faitango è minimale, alcune volte neanche viene citato il musicalizzatore, non ci sono liste, non ci sono tessere, non c’è bilanciamento, non ci sono privilegi. E come si allocano le risorse economiche, in questo caso i ballerini bravi? Senza l’intervento “statale” degli organizzatori, agisce la “mano invisibile” del mercato, niente ballerini che guazzabugliano ai bordi della sala, non c’è spazio, niente “abbuffatori” seriali, non c’è niente da mangiare, niente principianti o fenomeni da baraccone, l’ambiente seleziona naturalmente chi balla e chi non balla, chi tornerà e chi non tornerà. Unico limite delle teorie liberistiche applicate alla milonga, ballerine o ballerini anche brave o bravi, non molto spregiudicati e decisi nella ricerca di “mirade”, rischiano di restare seduti per molto tempo, sempre se trovano una sedia libera. Quindi l’interazione spontanea tra domanda e offerta determina … l’efficienza della milonga. 

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